La nostra scuola per commedianti
Non ho mai scritto niente sulla nostra Scuola. Tuttavia, per rispondere alle esortazioni del pubblico e soprattutto a quelle del nostro direttore, ho deciso di provare finalmente a mettere nero su bianco qualche pensiero. Scriverò da un punto di vista personalissimo. Cercherò di illustrare il mio sogno, il mio ideale di una scuola per commedianti, includendo le mie esperienze.
Se penso all'idea alla base della nostra scuola preferisco parlare di "scuola di commedianti" piuttosto che di "scuola di recitazione". Il termine "commediante" calza meglio perché ha un legame diretto con la commedia, con il teatro comico e burlesco.
Il teatro comico mi sta particolarmente a cuore. La necessità di esprimersi, di divertire il prossimo e farlo ridere esiste da che mondo è mondo. Il piacere della risata e quello di farsi rapire da storie fantastiche sono presenti in tutte le culture e hanno attraversato ogni epoca. Da sempre l'essere umano balla, canta, fa musica, racconta, mima o si esibisce in giochi di destrezza. L'umorismo, il divertimento, la parodia, la burla e la farsa occupano da sempre una posizione di primo piano nell'arte rappresentativa. Inoltre l'umorismo può essere il mezzo per arrivare a un fine. Spesso lo humour aiuta prestigiatori, clown e attori comici ad esprimere meglio la realtà. Una scena umoristica si fonda sulla distorsione, sulla caricatura o sulla stilizzazione di un fatto - un procedimento altamente artistico. Tuttavia a volte ho l'impressione che il teatro comico, pur essendo apprezzato e pur costituendo una gradita forma di intrattenimento, non venga messo sullo stesso piano, ad esempio del teatro tragico, da un punto di vista artistico e culturale. Per noi commedianti l'assegnazione del premio Nobel a Dario Fo ha sicuramente segnato l'inizio di una nuova era: si è voluto onorare ufficialmente ed apertamente il lavoro di un buffone, di un comico! Oggi esistono in tutto il mondo diverse forme di teatro comico: la Commedia dell'Arte, il Kyogen in Giappone, la commedia, il cabaret, le clownerie, la comedy e la pantomima, per citarne solo alcune.
Ho sempre sognato di un teatro "assoluto": di una forma di teatro semplice, primordiale, che non necessiti di mezzi tecnici ma che poggi sulla bravura di un commediante polivalente che conosca alla perfezione il proprio corpo e lo sappia utilizzare come uno strumento. A mio avviso tutti gli attori dovrebbero essere in grado di eseguire un salto mortale o altri esercizi acrobatici anche se magari non capiterà loro mai di doverlo fare su un palcoscenico. Dovrebbero inoltre tutti avere buone nozioni di danza, di canto, di jonglage e quant'altro, discipline che nella mia vita di clown io stesso ho avuto modo di provare e mettere in pratica. Spesso la gente mi chiede dove e come io abbia imparato tutte le cose che so fare. Ebbene, ho imparato tutto un po' qua e un po' là, da diversi insegnanti e in parte anche da solo. Ho fondato la Scuola di Verscio insieme al mimo Richard Weber su richiesta di diversi giovani interessati alla forma di teatro che ho descritto sopra. La cosa è però andata in porto solo grazie all'aiuto di mia moglie Gunda e dei primi insegnanti. Ma come si costruisce una scuola di teatro di questo tipo? Una scuola che fino a quel momento esisteva solo nei nostri sogni? Sapevamo di volere insegnare una forma di teatro non verbale, artistica, poetica, musicale e burlesca che incorporasse la danza. Per tutte queste materie era necessario trasmettere una determinata tecnica. Sapevamo che sarebbe stata una scuola impegnativa e che per il giovane futuro commediante sarebbe stato essenziale possedere espressività, talento, carisma e personalità. Cose che non si possono insegnare ma che vanno scoperte, sviluppate e nutrite.
A quei tempi esistevano numerose scuole classiche di teatro di alto livello. La nostra scuola avrebbe dovuto rappresentare l'altro piatto della bilancia, o meglio, essere complementare e fungere da alternativa a queste scuole di teatro di prosa. Così abbiamo iniziato ad offrire corsi di pantomima, danza, acrobazia, improvvisazione, canto popolare e storia del teatro.
Oggi la scuola esiste da 25 anni. Le materie insegnate sono sempre le stesse, con qualche cambiamento e qualche aggiunta. Ma vediamole una per una iniziando dalle materie principali:
L'acrobazia
L'acrobazia è una disciplina artistica, un esercizio che può risultare utile a ogni commediante in erba. Ovviamente, poiché ogni allievo ha le sue doti e i suoi limiti, l'acrobazia va affrontata individualmente e con prudenza. Una messa in moto ed esercizi semplici come la capriola, la ruota o la verticale sulle mani si possono pretendere da tutti. Poi, però, l'insegnante dovrebbe concentrarsi sulle particolarità, sulle doti fisiche specifiche di ogni allievo. Il primo sarà più portato per i salti, il secondo sarà un contorsionista nato, il terzo avrà una certa potenza muscolare e il quarto sarà un po' imbranato. Ma anche chi non ha una particolare dote per l'acrobazia in teatro troverà il suo posto, avrà infatti imparato a trasformare un handicap in una virtù. Integrare l'acrobazia in una scena, in un momento teatrale, non è affatto semplice. Vi è infatti il pericolo che il tutto finisca per sembrare una dimostrazione delle capacità tecniche di chi sta sul palco. Le clownerie e le scene comiche aiutano ad evitare di cadere in questo tipo di trappola e a sviluppare la comicità a partire ad esempio da un esercizio di contorsione, da un salto improvviso o da uno stunt. L'acrobazia è molto efficace anche nelle scene drammatiche e nei combattimenti. L'artistica e le sue possibilità nel teatro non sono tuttavia ancora state sfruttate fino in fondo. Alcune compagnie sono riuscite a combinare efficacemente acrobazia e ballo, e nei circhi di più recente fondazione spesso l'acrobazia non è più soltanto fine a se stessa.
Appartiene all'acrobazia anche lo stunt, ossia il modo più spettacolare di cadere senza farsi male. Fanno parte di questa disciplina anche esercizi in coppia o di gruppo come la torre, la piramide umana, il salto del pesce, la capriola a due, come pure gli esercizi di sollevamento utili anche nel ballo acrobatico. Non credo che l'acrobazia possa influire negativamente sulle altre discipline e per convincersene basti vedere il modo in cui alcuni ballerini russi uniscono spettacolari salti acrobatici e danza. A Broadway poi, vi sono artisti che padroneggiano ballo, acrobazia e canto senza che una cosa ostacoli l'altra.
Vorrei infine sottolineare che l'allenamento acrobatico aiuta a rendere modesti gli allievi che capiscono e provano sulla propria pelle quanto sia difficile riuscire a controllare il proprio corpo. Capiscono che senza sudore e allenamento non si ottiene nulla.
La danza
La danza, anche questa un'arte non verbale, ha rivestito un ruolo importante nella nostra scuola fin dall'inizio. Nel teatro classico è difficile trovare un attore che prima o poi non abbia dovuto ballare. A un certo punto della loro formazione quasi tutti gli attori prendono lezioni di balletto o seguono un corso di ballo liscio. Noi cerchiamo di insegnare la danza in modo molto più completo. Questa disciplina ci permette di esprimerci senza parole, utilizzando esclusivamente il corpo. Contrariamente alla pantomima o alla scena teatrale, la danza ci permette di esprimere meglio le cose astratte o le semplici emozioni. Tutto è possibile: salti di gioia, passi scatenati, vivaci, seguiti da movimenti lenti o malinconici; e poi i balli popolari, il Tango, il Flamenco, la danza moderna...
Anche in questo caso l'improvvisazione è possibile e utile, solo bisogna stare attenti a non perdersi: una figura ben riuscita inventata sul momento deve essere ripetibile. Dopotutto il teatro è fatto di ripetizioni, bisogna essere bravi sempre, sera dopo sera...
La danza espressiva mi affascina da sempre, soprattutto quando il ballerino diventa un mimo e viceversa.
Sono convinto che anche la danza grottesca, che tende all'assurdo, al comico, al burlesco, all'esasperazione e alla parodia abbia ancora molto da far scoprire. Il nostro obiettivo ultimo non è certo quello di formare dei ballerini. Eppure un bravo ballerino, che sia basso e tondo o alto e snello, riuscirà più facilmente a conquistare il pubblico, da solo o in gruppo.
L'improvvisazione teatrale
Come si impara a improvvisare? E quando si è imparato si può ancora parlare di improvvisazione? Da sempre questo interessante paradosso mi affascina e dà da pensare. Si potrebbe sicuramente affermare che ogni processo artistico, creativo, inizia con l'improvvisazione. Il pittore inizia con uno schizzo, gioca con i colori. Può darsi che in realtà non abbia un'idea precisa di quello che vuole raffigurare. Ma conosce bene il suo mestiere: probabilmente è bravo a disegnare, ha esercitato il senso delle proporzioni e sa come armonizzano i colori. Le sue creazioni possono essere frutto del caso, essere ispirate a un sogno, alla sua fantasia, a una visione. Credo che il procedimento sia lo stesso per tutte le forme artistiche. In teatro è necessario allenare dall'inizio la memoria se, come è auspicabile, si lavora senza registrazioni video o sonore. Ebbene sì, l'improvvisazione è l'alfa e l'omega del teatro creativo, innovativo e dinamico. Assistere al momento in cui l'allievo scopre di essere in grado di inventare una scena, quando impara come iniziare, come evitare la ridondanza, come mantenere viva la tensione e giungere ad una conclusione, è un'esperienza impagabile. L'allievo deve tuttavia anche imparare a riprodurre una scena, a correggerla, ad abbreviarla. Deve essere in grado di improvvisare su un tema dato, dopotutto non sarà sempre lui il proprio autore. Quando sarà un commediante diplomato dovrà essere capace di scivolare in qualsiasi ruolo, di seguire le direttive di un regista severo. Ma anche in questo caso, quando cioè l'allievo infila i panni di un personaggio ben preciso, l'improvvisazione, ossia l'esplorazione delle diverse possibilità, può aiutarlo a trovare meglio il suo ruolo.
Improvvisare con le parole, senza parole. Improvvisare con degli oggetti, senza niente, in gruppo, individualmente... le possibilità sono infinite, affascinanti. Siccome anche "Storie", una materia parallela, fa capo all'improvvisazione, in principio le regole sono le stesse. Improvvisando si inventano delle storie che all'inizio sono piuttosto poco dinamiche ed esistono solo a livello mentale. La cosa diventa interessante quando, al momento di mettere in scena le storie inventate, ci si accorge che dal punto di vista della rappresentazione il risultato è ancora poco soddisfacente. Mi sembra inoltre importante che l'allievo sia in grado di applicare il principio messo in atto durante l'improvvisazione di queste "Storie" a brani dati, scritti da autori diversi.
Il teatro-movimento
(scene mute, pantomima, costruzione e interpretazione della maschera)
Una scena muta è forse una pantomima? Se un mimo canta e usa un oggetto si può ancora definire un mimo? Il film muto era una pantomima, o gli attori erano muti unicamente perché a quei tempi nel cinema non esisteva ancora il sonoro?
Sono domande senza risposta. Nella nostra scuola la materia specialistica "pantomima" si concentra principalmente sull'espressione muta, sulla gestualità, sul linguaggio corporeo e sulla perfetta padronanza di ogni singola parte del corpo. Grazie alla tecnica della pantomima impariamo a muoverci in modo controllato e cosciente. Per diventare un virtuoso del movimento l'allievo deve conoscere a fondo il proprio corpo. Ovviamente la tecnica da sola non basta, sono importanti anche l'espressività e la creatività. Il ballerino di breakdance controlla il proprio corpo con una precisione fuori dal comune, non è detto però che sappia anche recitare. La pantomima (le "scene mute") come viene insegnata nella nostra scuola costituisce un universo a sé stante. Un universo teatrale quasi autosufficiente. Una scena stilizzata, convincente ed interpretata con bravura può dare allo spettatore l'impressione che gli attori abbiamo parlato. Ed è proprio questa la forza della pantomima.
Un'altra componente del teatro-movimento è il lavoro con le maschere.
Penso che nella nostra scuola interpretiamo questa disciplina in modo ideale. Agli allievi insegniamo infatti tutto quello che c'è da sapere sulle maschere, dalla presa di coscienza del proprio viso nell'esecuzione del calco in gesso, alla costruzione della maschera, fino alla recitazione con essa. I nostri allievi imparano ad esempio a recitare con la maschera neutra: per esprimere un'emozione sono obbligati a servirsi esclusivamente del corpo. È addirittura possibile indurre il pubblico a credere di avere visto la maschera piangere o ridere. Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di teatro creativo: la fantasia dello spettatore diventa parte integrante della rappresentazione.
Sulle maschere c'è moltissima letteratura: le maschere nelle diverse culture, la maschera in teatro, nel carnevale, nel racconto poliziesco. Noi preferiamo concentrarci sulla maschera bianca che ogni allievo ha costruito e reso individuale. L'ha modellata, ricoperta di cartapesta, stuccata, poi levigata, provata e riprovata. Quando poi, dopo innumerevoli ripetizioni, la maschera trova finalmente il suo spazio sul palcoscenico, mi dico sempre che sarebbe bello poter proporre intere rappresentazioni di questo genere. È una forma di teatro unica e rara. Gli allievi imparano a conoscere le maschere della Commedia dell'Arte durante gli stage. Si tratta di mezze-maschere che lasciano libera la bocca dell'attore permettendogli di parlare più liberamente.
La Commedia dell'Arte è retta soprattutto dai suoi personaggi mascherati tra cui Pantalone, Dottore e Arlecchino. E forse queste figure devono la loro immortalità proprio alla maschera. Anche noi dovremmo fare del nostro meglio per contribuire a tener viva e a far evolvere questa tradizione.
Il ritmo
Nella nostra scuola questa materia è ormai diventata indispensabile. Se gli allievi non avessero seguito lezioni di ritmo non sarebbero concepibili né i Varieté né i pezzi della Compagnia. Nell'arte infatti il ritmo è sempre centrale! Ovviamente questo vale soprattutto in campo musicale: ballare senza ritmo sarebbe impossibile, così come esprimersi in versi, poetare o cantare. Ogni cosa ha un suo ritmo: un pezzo di teatro, una scena, un singolo numero. E se il ritmo non c'è di solito non significa nulla di buono. Quanto è metrico, ordinato, sistematico, ripetitivo, quasi matematico è sano ed aiuta l'artista. Per battere il ritmo l'artista può utilizzare le percussioni o una batteria, ma anche un bastone, un pavimento in legno, una cassa, un sacchetto di carta, un tamburo di latta, mani e piedi, il petto, insomma qualsiasi cosa. Anche per quel che riguarda il ritmo il legame con le altre discipline mi sembra palese.
Seguire qualche lezione di ritmo farebbe bene un po' a tutti. Non vi è possibilità di inganni o sotterfugi, su un ritmo giusto non si discute...
Stavo per dimenticare il ritmo interiore, il "timing". Un elemento che per commedianti e mimi ha la stessa importanza del dialogo interiore. Quando il ritmo non c'è, infatti, una scena diventa facilmente prolissa, un pezzo noioso.
La voce
Dalla fondazione della nostra scuola abbiamo utilizzato la voce in modo sempre diverso e abbiamo cercato di svilupparla: con il canto popolare e il coro o durante le lezioni di ritmo parlando ed emettendo suoni ritmicamente. La voce fa parte del corpo, che ne è la cassa di risonanza, ed è una parte importante e indispensabile di ogni forma di teatro, ad eccezione della pantomima.
Spesso ci chiediamo se il tempo che dedichiamo alla formazione di una voce non sia eccessivo. Personalmente ritengo che possiamo investire a questo fine il tempo che le tradizionali scuole di teatro di prosa dedicano ad esempio alla pantomima e alla danza.
Per sfruttare tutte le possibilità della voce, le sue variazioni, le sue sfumature e le sue gradazioni senza forzarla, stancarla o addirittura rovinarla, sono necessari un enorme impegno e una grande tecnica. Per perfezionare la tecnica di dizione e la pronuncia all'interno del nostro tipo di scuola, sarebbe utile sviluppare un metodo rapido e sintetico. È infatti importante che i nostri allievi riescano a farsi capire anche se non hanno frequentato una scuola di teatro di prosa. Anche noi vogliamo che testi, parole e frasi risultino comprensibili.
Se già bisogna parlare, tanto vale farlo in modo impeccabile! Così come parlavano gli attori di un tempo, e non come si parla in strada...
Le materie incentrate sul corpo come l'acrobazia e la danza possono aiutare molto la voce. Molti cantanti si allenano proprio per tenere in salute e in forma il proprio "strumento".
Purtroppo molte possibilità restano inesplorate: il legame tra voce e danza, la recitazione associata a movimenti stilizzati delle mani e del corpo, la narrazione di racconti a cui partecipa senza creare inutili ridondanze anche il corpo. Immaginiamo ad esempio un gruppo di voci che recita in coro mentre un altro lo accompagna muovendosi, mimando o ballando...
Il Jonglage
(a seconda dell'indirizzo della formazione integrato nei corsi di teatro-movimento, ritmo e acrobazia)
All'inizio il jonglage con una pallina può sembrare molto facile. Se però l'esercizio viene praticato eseguendo tutti i movimenti intermedi con la mano libera, se si cerca di dare alla pallina la spinta giusta per farle seguire un percorso ben determinato, se vengono eseguiti lanci dietro alle spalle, davanti o intorno al corpo, diventa presto evidente che in realtà si tratta di una prova molto difficile. L'esercizio viene completato con passi di danza ed integrato in una trama teatrale. Di volta in volta la pallina si trasforma in globo terrestre, in un sasso, in un giocattolo dando vita ad una scena artistica immaginaria.
Il jonglage è una disciplina che non conosce limiti: due palline, tre, cinque... la semplice pallina, delle clavette, bastoni, foulard, insomma, qualsiasi oggetto immaginabile.
Sono del parere che prima o poi tutti dovrebbero provare a vestire i panni del giocoliere: il jonglage è infatti una delle poche discipline che allena contemporaneamente la coordinazione, la presenza di spirito, la precisione e la velocità di reazione. Riuscire a neutralizzare la forza di gravità, lanciare in aria oggetti che vanno a formare disegni precisi come le costellazioni, ha un che di magico. Il jonglage è una delle più antiche forme di intrattenimento del mondo. Praticato ad alti livelli diventa quasi una forma di meditazione ed esercitarsi diventa quasi una dipendenza. Effettivamente, tra gli artisti del circo, i giocolieri sono quelli che si allenano di più. Combinata con il teatro, con la clownerie e la magia, questa disciplina è puro intrattenimento.
Materie opzionali:
Le arti marziali
A mio avviso il combattimento, che sia con le mani e i piedi, con un bastone o con una spada, è per il teatro un arricchimento straordinario ed affascinante. Soprattutto se è stilizzato ed eseguito in modo artistico e con bravura. Ancora oggi il teatro classico porta una particolare attenzione alla scherma e spesso i combattimenti con la sciabola offrono grandi emozioni.
La tensione, l'attacco, la difesa, il male e lo scontro con il male sono elementi essenziali del teatro. Per questo motivo le arti marziali, utilizzate con senno, possono contribuire all'espressione artistica e teatrale. Una spada finta, di legno, pitturata di bronzo non è forse un oggetto bellissimo? Il fascino per questo tipo di spada mi accompagna da quando ero bambino. Amavo la finzione: pugnalare l'avversario, togliersi la vita per la disperazione... Al tempo stesso sapevo che una spada di legno non rappresentava un pericolo reale. E nonostante ciò ci credevo fino in fondo. Sono cose che hanno a che fare con le origini del teatro.
Nei corsi di arti marziali l'allievo impara e si allena a reagire, a stare in guardia. Dal momento in cui si sfruttano tutte le possibilità di un oggetto come un bastone, arti marziali e jonglage hanno effettivamente molto in comune. L'allievo impara inoltre ad avvicinarsi a chi gli sta di fronte: senza l'allenamento e la precisione necessari, infatti, un colpo piazzato male può essere pericoloso.
Il laboratorio musicale
Non mi stancherò mai di ribadire l'importanza della musica nel nostro tipo di teatro. Come la pantomima e la danza, la musica appartiene alle forme artistiche "internazionali" perché non è legata a una determinata lingua. È un peccato non aver potuto affiancare alla nostra scuola un conservatorio.
Ma sono sicuro che allievi e insegnanti capiranno che questo andrebbe oltre le nostre possibilità.
La magia
La magia è un elemento ricorrente in teatro. Esistono spettacoli interamente dedicati a questa disciplina fatti di elefanti smaterializzati, corpi di donna segati a metà, uomini volanti. La nostra scuola si concentra su un tipo di magia meno spettacolare, più intimo: cambiare il colore di un fazzoletto, far apparire dalla bocca una valanga di palline. Ci interessano l'inganno, fingere che la palla sia scomparsa nel nulla, e l'illusione, trasformare l'acqua in vino, far comparire un mazzo di fiori. Si tratta di trucchi che possono avere effetti spettacolari se messi in pratica correttamente: vanno integrati con astuzia in una scena, comica o drammatica, e presentati con maestria sia dal punto di vista tecnico che da quello della recitazione.
Il mago, il fattucchiere, il prestigiatore, l'illusionista, l'incantatore... la loro assenza impoverirebbe il teatro. Quando poi questi artisti sono anche buoni commedianti – come pure viceversa – la qualità dello spettacolo è assicurata.
Il tip tap
Questa forma di danza ritmico-acustica, che fortunatamente non si è mai del tutto estinta, ha per il teatro un valore inestimabile. Pur avendo un legame più stretto con il musical e il varieté, il tip tap si rivela utile anche e soprattutto in una scuola come la nostra.
Il pubblico subisce il fascino di questo spettacolare incontro di danza e percussioni, in cui convivono corpo, musica, batteria e canto. Il rapporto con le altre materie insegnate tra cui la danza e le clownerie mi sembra evidente. Come è evidente che il tip tap quale forma espressiva rappresenta per la nostra scuola un enorme arricchimento.
Stage:
Le clownerie
All'inizio insegnavo improvvisazione e non volevo assolutamente dare corsi di clownerie. In un certo senso la cosa mi spaventava e volevo ad ogni costo evitare che la gente credesse che la nostra fosse una scuola per diventare clown.
Ma alla fine tutto è cambiato...
Ormai sono molti anni che insegno clownerie. All'inizio di ogni corso cerco di spiegare alcune cose agli allievi. "Come sapete, questa non è una scuola per diventare clown. Ciononostante da noi il teatro burlesco occupa un posto importante. So che solo pochi di voi vogliono diventare clown, ma tutti vi troverete un giorno o l'altro confrontati a un ruolo comico. Molti di voi sono dotati di una comicità naturale, altri devono ancora scoprirla. In ogni caso penso che vestire almeno una volta i panni di un clown sia un'esperienza importante per tutti voi. È importante capire cosa fa ridere la gente. Imparare a trasformare una scena relativamente seria in una scena comica. Comprendere i meccanismi della battuta e cosa è possibile esprimere con lo humour. È possibile divertire anche senza il naso rosso? Come mi sento quando il pubblico ride? È possibile riproporre una battuta ben riuscita? È possibile spegnere ogni tanto l'interruttore dell'intelligenza e ridicolizzarsi comportandosi da "idioti"? È possibile spogliarsi completamente, in senso teatrale, e mostrarsi nudi agli altri? Sono in grado di accettare che il pubblico non rida?"
Ecco, il corso di clownerie vuole cercare di rispondere a queste domande... ma non solo...
La Commedia dell'Arte
Poiché in questa forma di teatro sono centrali l'espressività del corpo e la comica, poter proporre questo tipo di stage rappresenta un grande arricchimento per la nostra scuola.
Si può dire che la Commedia dell'Arte è il teatro comico per eccellenza. Gli interpreti dei suoi personaggi, tra cui Arlecchino, Pulcinella, Dottore e Pantalone, devono essere anche degli ottimi comici. La Commedia dell'Arte presenta qualche tratto comune con il teatro comico giapponese Kyogen anche se contrariamente a quanto avviene in Giappone, alle nostre latitudini questa tradizione non è più così viva. Comunque sia, la Commedia dell'Arte è una forma di teatro da cui si possono imparare molte cose: sullo stile, le maschere a metà, la gestualità stilizzata e burlesca, il modo di parlare artificioso.
Sebbene si tratti sicuramente di una forma di teatro di prosa, in effetti i personaggi parlano molto e molto in fretta, la Commedia dell'Arte appartiene a pieno titolo alla famiglia della commedia, del teatro clownesco. Ed evidentemente è innanzitutto legata alla lingua italiana. Tuttavia ho avuto occasione di assistere a interessanti esperimenti in altre lingue, in cui gli elementi essenziali venivano comunque trasmessi grazie alla particolare attenzione portata ai movimenti.
Nonostante la Commedia sia molto legata alla tradizione, anche se è difficile poter dire con certezza come ci si muoveva 350 anni fa, credo nelle novità anche per questo tipo di teatro. E noi siamo liberi di provarle tutte.
Note conclusive
Di sicuro non sono riuscito a scrivere tutto ciò che avrei voluto dire e non so se l'epilogo è il luogo adatto per recuperare le omissioni.
Comunque sia ci tengo ad aggiungere ancora qualche osservazione. La nostra scuola è anche una scuola di vita. Noi artisti non dovremmo mai montarci troppo la testa. Non dobbiamo credere che gli applausi e il successo ci rendano migliori della gente "comune". I nostri allievi dovrebbero possedere un dono naturale ma anche essere diligenti, tolleranti e modesti, interessati alla vita, alla gente, all'arte e al teatro. Per questo motivo è bene dedicare più tempo e dare più peso a materie come la storia del teatro e della danza, lo studio dei costumi, la drammaturgia, la coreografia, l'anatomia, l'illuminotecnica, la gestione aziendale e la cultura in generale. Insegnanti, direttori e collaboratori dovrebbero intensificare ulteriormente i contatti e provare a lavorare insieme per raggiungere obbiettivi comuni. Molte materie sono importanti e stimolanti anche se sono state pensate come materie secondarie facoltative: il funambolismo, il trapezio, la fune verticale, gli strumenti musicali, il canto, il Tai Chi, la Capuera, la Breakdance, il teatro di figura, il jonglage e i giochi eccentrici, il monociclo e diversi generi di danza. Idealmente ogni allievo dovrebbe potersi specializzare concentrandosi su una o più di queste discipline. Vorrei infine rivolgere un pensiero particolare alle cosiddette "presentazioni", ai "lavori finali", ai "lavori diversi" e ai "lavori di diploma". È estremamente importante dare agli allievi l'opportunità di salire regolarmente sul palco, anche se solo di fronte ad un pubblico ridotto, interno. Questo è il primo passo verso la pratica, dopotutto è per il pubblico che si fa teatro.
Vorrei poi che fossimo in grado di mettere un pizzico di humour in più in tutto quello che facciamo per non dimenticare come si ride e come si fa ridere, un dono divino concesso solo all'essere umano.
Continuo a sognare di antiche e perdute forme espressive a cui dare nuova vita, ma anche di forme nuove, da creare dal nulla. D'altronde alcune forme espressive sono state create e sviluppate proprio all'interno della nostra scuola. In alcuni ambiti, tra cui il jonglage con una sola pallina e l'improvvisazione, siamo addirittura all'avanguardia. A volte sono gli allievi stessi, soprattutto nei lavori di diploma, ad osare gli esperimenti più stimolanti unendo ad esempio movimento e parola o danza e parola, oppure trasponendo testi complessi in semplici scene.
Ciò che ancora mi manca è il coraggio di affrontare la commedia, la parodia, la farsa, le clownerie, il teatro grottesco e burlesco. Un giorno bisognerebbe fare una ricerca sul teatro comico a livello mondiale. Sono sicuro che troveremmo molto materiale stimolante e utile alla nostra scuola.
Un cuoco che cucina lo fa seguendo il proprio gusto. Anch' io mi chiedo regolarmente se accoglierei gli allievi della Scuola nella nostra Compagnia. La risposta è sempre affermativa ed è vero che sono molte le compagnie che lavorano con i nostri ex-allievi o che assumono esclusivamente commedianti usciti dalla nostra scuderia.
Al giorno d'oggi il teatro comico tende all'aggressività, alla brutalità, alla crudeltà, alla rapidità ed al tecnicismo. Questa tendenza va contrappesata. Io stesso mi considero un discendente, un superstite della grande tradizione clownesca che ha visto la luce agli inizi del ventesimo secolo. In quegli anni, quando il cinema era agli albori e la televisione ancora non esisteva, circhi, teatri varietà e vaudeville avevano la vita più facile. È importante portare nel nuovo secolo quel che resta di questa forma di intrattenimento fresca ed ingenua messa in scena con i mezzi più semplici. Il teatro è intrattenimento e l'intrattenimento è sempre legato alla comica perché il pubblico vuole divertirsi.
Con la nostra Compagnia, con i lavori diretti e messi in scena dai nostri insegnanti e con i pezzi dei nostri ex-allievi, siamo sulla strada giusta. Le scuole classiche di teatro di prosa si concentrano sul dramma e poggiano su materie serie, relegando la comicità in secondo piano. Noi offriamo l'esatto contrario. Da noi il centro di tutto è proprio il Teatro Comico.
Dimitri, autunno 1999


