Museo Comico

Museo Comico

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Il Museo, inaugurato nell’agosto del 2000, è la più recente iniziativa culturale della Fondazione Dimitri e la realizzazione di un sogno di lunga data del clown Dimitri. Harald Szeemann si è occupato dell’allestimento. Nel Museo sono esposti cartelloni, fotografie, strumenti musicali, oggetti, maschere, clown ed elefanti di ogni tipo, sculture e giocattoli.

Tutti gli oggetti esposti hanno un legame diretto con il teatro comico, il circo e la figura del clown. Il Museo proietta inoltre i film dei maggiori comici, in particolare di Grock, il re dei clown.

Orari di apertura:
Nei giorni di spettacolo (da marzo a novembre): dalle 17.00 alle 24.00
Per gruppi, apertura e visite guidate su richiesta
La visita al Museo Comico viene eseguita da una guida in diverse lingue, la durata è di un’ora per un massimo di 20 persone al costo di Fr. 150.-.

Costo d’entrata:
Entrata singola: Fr. 5.- (con riduzione Fr. 3.-)
Per gli ospiti che hanno un biglietto per lo spettacolo, l’entrata al Museo è gratuita.

Informazioni:
Presso la cassa del Teatro, nei giorni di spettacolo a partire dalle 17.00
Tel. +41 (0) 91 796 15 44
Per gruppi: Lu-Ve 9.00 – 12.00
Tel. +41 (0) 91 796 25 44
E-mail: info@teatrodimitri.ch

Storia

Per un multitalento del mondo dello spettacolo comico che ha già un suo Teatro (fondato nel 1971), una sua Scuola (dal 1975), una Compagnia (dal 1978), un bar, un ristorante, una sede tutta sua e una brillante carriera di mimo e di clown alle spalle, avere un Museo diventa indispensabile.

Di norma i clown pubblicano libri di memorie, lo hanno fatto Grock, Chaplin e Rivel. Dimitri è stato il primo a raccogliere la sfida di un museo dedicato alla comicità, poiché, di fatto, è anche un collezionista. La migliore soluzione è sembrata quella di sgomberare i locali amministrativi della Scuola e del Teatro per arricchire ulteriormente la “fortezza Dimitri” e la sua vita interiore.

I locali sono quattro, e la mostra è organizzata secondo una “logica” da collezionista. Il branco di elefanti provenienti da tutto il mondo, che Dimitri ha acquistato, mercanteggiato o ricevuto quale dimostrazione di simpatia nei confronti dei suoi pachidermici partner di scena durante la tournée con il Circo Knie nel 1970, accoglie il pubblico in una stanza di un color arancione fiammante. Nel secondo locale, il bordeaux mette in risalto l’oro degli strumenti a fiato, il legno degli strumenti ad arco, a pizzico e a percussione, e di una traboccante collezione di flauti, per celebrare degnamente una lunga carriera tra palchi e maneggi. Un verde scuro contrasta con il candido bianco e le sfumature di rosso dei costumi dei clown classici che si trovano nella terza stanza. Il viola scuro fa da sfondo alla stanza delle maschere, nella quale vengono proiettati i filmati dei più noti numeri di Grock, Andreff, Rivel e Dimitri, con citazioni filmiche di Mac Sennet, Olio e Stelio, Buster Keaton, Charlie Chaplin, Jacques Tati, Jerry Lewis, Woody Allen e una selezione di omaggi ai clown, talentuosi e imbranati provocatori della risata.

È vero che gli oggetti inerti in sé non sono particolarmente comici, tuttavia, quale parte della memoria collettiva, risvegliano il ricordo di visite a teatro o al circo particolarmente piacevoli. Questo effetto è dato dall’abbinamento bizzarro e dalla presentazione fuori dal comune dei cimeli in questione. Kitsch e nonsense mettono in luce gli oggetti preziosi, li controbilanciano, oggetti grandi e piccoli sono accostati senza timore. Non sorprende dunque che nel museo siano esposti quasi esattamente 666 oggetti – non 999 come Dimitri stesso dimostra in uno dei suoi pezzi sull’inversione di cifre con una rotazione di 180 gradi – che evocando concetti come eguaglianza, eterogeneità, e forza di carattere richiamano l’essenza del comico e delle sue tecniche e dunque della comicità.

Gli oggetti esposti provengono quasi esclusivamente dalla collezione di Dimitri che prima dell’allestimento del museo era sistemata alla rinfusa nella sala prove. Ora il sogno di Dimitri di creare un museo a dimostrazione e complemento della sua vita di artista è finalmente diventato realtà. Non si tratta di un museo inanimato, la vicinanza della scuola, del teatro e del ristorante/bar garantiscono infatti un viavai continuo. Gli orari di apertura del museo sono stati adeguati agli orari degli spettacoli, ossia tra le 17.00 e le 24.00. Naturalmente è possibile fare delle eccezioni quando si tratta di amici, scolaresche ed altri fedelissimi.

L’allestimento del museo è stato affidato a Harald Szeemann e all’architetto Christoph Zürcher, assistiti da un team di esperti fomato da Cecilia Liveriero, Kees Hensen e Jérôme Szeemann. Naturalmente hanno contribuito anche Dimitri e Gunda che si sono occupati di datare, definire il luogo d’origine e la tecnica utilizzata per ognuno dei piccoli elefanti esposti – si tratta di un viaggio tra il XVII, XX (molto ben rappresentato) ed il XXI secolo, che conduce il visitatore attraverso i cinque continenti. Nel suo trattato sul riso Henri Bergson ha trovato le parole giuste:

“Non vi è comicità alcuna al di là di quanto è veramente umano”.

E Verscio ha un’attrazione in più.